Così fan tutte, Mozart riporta l’opera alla Scala

Dopo 11 mesi torna la lirica in forma scenica al Piermarini con la storica regia di Hampe e la bacchetta di Antonini

Al Teatro alla Scala torna l’opera in forma scenica, con regia, scene e costumi, dopo undici mesi undici dal 22 gennaio 2020, prima ed unica recita allora de Il turco in Italia di Rossini alla vigilia dello stop per il Covid. Troppi undici mesi? Qualcuno direbbe di sì, si sarebbe voluto un po’ più di coraggio sull’esempio di altri teatri italiani, grandi e piccoli. Ma così è stato. Per scelte motivate e circostanziate, dettate dal tempo di pandemia. Condivisibili perché la salute viene prima di tutto e la prudenza, come si dice in questi casi, non è mai troppa. La Scala, certo, non è stata ferma in questo apri e chiudi dei teatri: sinfonica e balletto, opere in forma di concerto, dal vivo e in streaming. E ora l’opera in scena. Evviva.

Ma invece di festeggiare un avvenimento tanto bello (e ben riuscito, oltretutto – lo dirò tra un attimo) il popolo melomane di Facebook – chi è? è giusto chiamarlo così dandogli una sorta di dignità? – scrive post e commenti su cosa? sulla mancanza di appoggiature nel canto! Puntando il dito contro questa o quella cantante, accusando il direttore di non essere filologico, lamentando in una litania trita e ritrita da bar dello sport della lirica la decadenza dei teatri e l’incompetenza di chi li guida. Sgrani gli occhi nel leggere le note a margine alla diretta su RaiPlay (dove lo spettacolo è ancora disponibile) del Così fan tutte di Wolfgang Amadeus Mozart, non credi che c’è ancora chi guarda al dito (e si indigna) invece di osservare la bellezza della luna. Tanto più che questo guardare al dito è, per l’ennesima volta, un guardare il proprio ombelico, un parlarsi addosso dannoso e molto probabilmente incomprensibile per il pubblico che vuole tornare a godere della lirica.

Dal vivo. O in streaming. Perché per ora, in attesa di scelte coraggiose per i teatri (nel rispetto delle regole, naturalmente) da parte dei politici, la musica la si ascolta solo via web o tv. Come è stato per il Così fan tutte in streaming (belle le riprese di Rai Cultura che ti portano quasi dentro l’azione, sul palco) che, in una sorta di 7 dicembre posticipato (dopo il gala tv A riveder le stelle trasmesso a Sant’Ambrogio), sabato 23 gennaio ha inaugurato la stagione lirica del Teatro alla Scala, una stagione in divenire, annunciata un titolo alla volta (la prossima opera sarà il 20 febbraio Salome di Richard Strauss – qui il mio articolo).

Allestimento del 1982 di Michael Hampe per il capolavoro di Mozart diretto (l’orchestra è distanziata in platea sulla pedana che copre le opltrone) da Giovanni Antonini, progetto che va al di là dell’ennesima (comunque sempre gradita) riproposta del dramma giocoso di Lorenzo Da Ponte e diventa un filo idealmente teso tra passato e futuro, tra tradizione e innovazione. Strada, questa, sulla quale incamminarsi per ripartire (per provare a farlo) in questo strano frangente storico, sembra dire il Mozart scaligero.

Il Mozart del Così fan tutte dove c’è la tradizione dell’allestimento (alla Strehler) di Hampe, perfetto nella sua lineare e immutata bellezza capace di ricostruire poeticamente la Napoli mediterranea di maioliche (scene e costumi hanno la firma di Mauro Pagano) dove accade l’esperimento/scommessa di Don Alfonso che vuole dimostrare (tema amaro e, pensi, ancora attuale ridendo sinistramente della nostra società) come l’infedeltà sia connaturata all’essere umano. Così fan tutte dove c’è la nova generazione lirica in scena (il coro, invece, canta con la mascherina sul viso nei palchi, con un suggestivo accendersi di lucine sui leggii): accanto al veterano Pietro Spagnoli un cast di interpreti nati tra gli anni Ottanta e gli anni Novanta, la più giovane, Federica Guida che fa una freschissima Despina, è del 1997.

Spettacolo dove c’è il nuovo (certo collaudato) modo di fare Mozart anche se dal podio questa volta Antonini, specialista barocco, non forza la mano sul barock, ma preferisce un passo più meditativo che narrativo, sbalzando più le pieghe sinfoniche che teatrali della partitura a costo di lasciare i cantanti un po’ a se stessi – il celeberrimo terzetto Soave sia il vento, invocazione che quasi si fa preghiera, ad esempio, sbalzato magnificamente in orchestra, viene attaccato a un volume eccessivo da Spagnoli, dunque, perde tutto il suo afflato spirituale. Così che chi ha più esperienza ne esce sicuramente  meglio. Come Eleonora Buratto che è per la prima volta Fiordiligi, dolente, malinconica, già autorevole, ma destinata sicuramente a crescere ulteriormente – a febbraio l’aspetta, per lo stesso titolo, Riccardo Muti a Torino. Come Alessio Arduini, affascinante e divertente e misuratissimo Guglielmo, tanto sul piano vocale che su quello scenico. Non sfigurano, certo, Emily D’Angelo che offre il suo bel colore a Dorabella, Bogdan Volkov Ferrando dallo squillo limpido e Federica Guida, 23 anni, voce, tecnica, temperamento da interprete di razza. Tanto da farsi perdonare (?!) quella che per i melomani di Facebook è la colpa imperdonabile delle mancate appoggiature nei recitativi, accompagnati magnificamente da James Vaughan al fortepiano e Simone Groppo al violoncello.

Nelle foto @Brescia/Amisano Teatro alla Scala Così fan tutte

Articolo pubblicato in parte su Avvenire del 26 gennaio 2021